Spaghetti all’amatriciana

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Cari miei, tornare alle buone, vecchie tradizioni della cucina italiana, senza fronzoli, muscolare, fa bene. Allo stomaco – vista la soddisfazione che ne riceve – e alla mente, poiché ti permette di rimettere la palla al centro. Recuperato formaggio e guanciale, in quantità e qualità idonee, il gioco è presto fatto.

Le porzioni sono da 2 abbondanti o da 3 un po’ più misurate.

Tagliate il guanciale a striscioline non troppo sottili e a tocchi un po’ grandicelli (circa 100 g). Fatelo soffriggere, finché scioglie un poco il suo grasso, diventando trasparente e senza diventare croccante.

Nel grasso prodotto, far soffriggere una mezza cipolla gialla tritata grossolanamente, fino a farla dorare. A quel punto, buttate i 500 g di pomodori pelati (ahimè, nella stagione buona si usano esclusivamente i pomodori freschi San Marzano, ma adesso ci si arrangia) e un bel peperoncino. Fate restringere il sugo. Quando è a metà cottura, rimettete il guanciale che avevate messo da parte. Fate finire la cottura del sugo, aggiustando di sale.

Cuocete la pasta (io ho usato spaghetti di un noto produttore di Gragnano) in abbondante acqua salata. Sarò ripetitivo, ma ci tengo, affinché io possa smettere di vedere in molte case pentolini con poca acqua e tanta pasta.

Gli spaghetti saranno pronti solo una volta che, scolati, messi nella padella del sugo e ben mescolati, saranno serviti con un’abbondante spolverata di pecorino romano stagionato (non quello troppo fresco che trovate al supermercato, troppo salato e non adatto).

La ricetta classica prevederebbe i bucatini, ma – se devo essere sincero – la trovo una pasta troppo scomoda: non si lega sulla forchetta e schizza dappertutto…

In coda, la canzone. È un ragazzo italiano, che sta riscuotendo un crescente successo a livello internazionale nei circuiti indie. Si chiama Mauro Remiddi, in arte Porcelain Raft, ed è originario di Roma.

Prendetevi questa song:

Porcelain Raft – Unless You Speak From Your Heart

2 thoughts on “Spaghetti all’amatriciana

  1. “La matriciana mia” di Aldo Fabrizi

    Soffriggete in padella staggionata,
    cipolla, ojo, zenzero infocato,
    mezz’etto de guanciale affumicato
    e mezzo de pancetta arotolata.

    Ar punto che ‘sta robba è rosolata,
    schizzatela d’aceto profumato
    e a fiamma viva, quanno è svaporato,
    mettete la conserva concentrata.

    Appresso er dado che jè dà sapore,
    li pommidori freschi San Marzano,
    co’ un ciuffo de basilico pe’ odore.

    E ammalappena er sugo fa l’occhietti,
    assieme a pecorino e parmigiano,
    conditece de prescia li spaghetti. ;D

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