Le mie crepès

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Ciao, cari! Tornano i grandi classici della cucina delle nostre mamme. Io ho sempre adorato le crepès, sia dolci sia salate. E per la seconda versione, le mie preferite sono le classiche, ripiene di spiaci e ricotta, con la salsa di pomodoro e la besciamella.

Qui non c’è molto da spiegare. Questa è una di quelle ricette che ti vengono perché le hai sempre fatte. Le faceva la mamma, tu le hai fatte insieme a lei, ora te le fai ogni volta che ti va.
Facciamo uno sforzo per individuare un po’ di dosi. Queste sono per 8 crespelle.
Prendiamo 2 uova, le mettiamo in un recipiente piuttosto grande e le sbattiamo. Aggiungiamo 150 g di farina 00 setacciata e mescoliamo, evitando i grumi. Aggiungiamo mezzo litro di latte. Poi 2 prese di sale. Mescoliamo bene e lasciamo riposare per 30 minuti.
Prendiamo una padellina con fondo antiaderente. Ci sono in commercio quelle specifiche, che hanno dimensioni e conformazione perfette.
Ungiamo il fondo con un po’ di burro (attenzione, il fondo ha solo un velo di grasso) e, aiutandoci con un mestolino o con un cucchiaio grande, spargiamo sul fondo della padella una buona dose del liquido per le crespelle. Per versare, si parte dal centro verso l’esterno, con un movimento circolare continuo. Dovreste farcela in 3 giri. La crespella non si deve attaccare, si deve cuocere il giusto e va girata una sola volta. Facile, no? Scherzo, non lo è, ma bisogna fare quel po’ di esperienza che fa la differenza.
Le crespelle, una volta fatte, le lasciate da parte, in un piatto, una sopra l’altra.
Per il ripieno. Prendiamo 250 g di ricotta e altrettanti di spinaci. Questi ultimi li cucineremo al vapore, li strizzeremo per bene e li triteremo finemente.
Poi li mescoleremo con la ricotta, a cui aggiungeremo 25 g di Parmigiano Reggiano grattugiato, noce moscata a piacere e un po’ di sale e pepe.
Con un cucchiaio ci aiuteremo a fare dei cannoli con le crespelle ripieni di questo composto.
Per il condimento, faremo una salsa di pomodoro. E qui c’è poco da spiegare. Ognuno la fa a modo suo, compatibilmente con le stagioni e con i pomodori che si trovano. In questi giorni, io prendo i pomodori peretta, li cuocio in una pentola di terracotta con olio e due spicchi d’aglio, quando sono esausti li passo al passaverdura fine e rimetto la salsa ottenuta nella pentola di coccio per un paio d’ore per la seconda fase della cottura. Solo alla fine, a fuoco spento, aggiungo basilico e aggiusto di sale. Ovviamente il tutto avviene a fuoco bassissimo.
Per la besciamella, ricetta classica: 50 g di burro in una pentola. Fatti sciogliere, aggiunti 50 g di farina. Amalgamato il tutto per 5 minuti fate cucinare, aggiungete poi 50 cl di latte. Sempre con la frusta, continuate a mescolare per una mezz’ora, salando e aggiungendo un po’ di noce moscata, se vi aggrada.
In una pirofila, fondo di burro spalmato a crudo, sopra 4 crespelle ripiene, sopra la salsa di pomodoro e poi la besciamella. Secondo strato, ripetere l’operazione. On the top aggiungete del Parmigiano Reggiano grattugiato abbondante. Qualche fiocco di burro e via in forno preriscaldato a 180 °C.
Quando sfornate, fatevi sotto, qualche foglia di basilico, un filo d’olio e il piatto è pronto 🙂

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Per la musica, ecco il brano della settimana. Non è il mio genere. È un pezzo di house prodotto da uno svedese, che secondo me in molti balleranno quest’estate. Ecco il video di AVICII con «Silhouettes». David Guetta docet.

Crema di carote (v.01 e v.02)

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Siamo nella normalità, ma anche la normalità fa bene. Soprattutto quando fuori soffia il vento, scoppia la bufera, la terra trema e – insomma – pare proprio che di normale non ci sia un granché.
Ergo, anche per fare un po’ di “svuota frigo”, vista l’eccedenza di carote causata da un acquisto doppio, ho pensata questa crema. Per variare, eccone 2 versioni in un colpo solo. Le dosi sono per 4.
Presi 600 g di carote sbucciate, lavate e tagliate a pezzetti. Presa una patata grande vecchia di circa 300 g, pelata, lavata e tagliata a tocchi. Presa una cipolla bianca e tagliata a tocchi. Preso un mazzetto di odori (timo, alloro) legati assieme. Presa ua pentola con un litro e mezzo d’acqua e un po’ di sale grosso (poco, perché si aggiusta dopo) oppure brodo di verdure se ne avete in avanzo. Fatto bollire il tutto per circa mezz’ora (la mezz’ora la conto da quando bolle l’acqua, ovviamente).
Frullato il tutto con il mixer.
Versione 1.
Direttamente nella ciotola con mezzo peperoncino tritato, una spruzzata di curry e un filo di olio.
Versione 2.
Presa mezza cipolla bianca, tritata finemente e messa a soffriggere con un pezzo di burro, un cucchiaino di zucchero e un pizzico di sale. Dovrebbe ammorbidirsi, caramellando, senza diventare bruna.
Aggiunta sopra la crema, precedentemente mescolata con della polvere di cannella.
Ovviamente, questa operazione è stata necessaria per fare le 2 versioni. Nel caso della versione 2 soltanto, la cannella in stecca va messa nella pentola dall’inizio della cottura.
Ed ecco fatte le creme di carote. Facili e salutari.
Ciauz da Stefanauz!

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Per l’appuntamento con la musica, vi propongo un gruppo che mi sta a cuore. Si tratta del duo Eternal Summers, che ora ha aggiunto un bassista, diventando a tutti gli effetti un trio. Il brano che ascoltate qui è «Millions», il singolo che anticipa l’uscita del nuovo album «Correct Behavior» che potete acquistare direttamente dalla Kanine Records.

Tagliolini al pesto di fave

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Buoni sono buoni. Brigosi anche. Sono brigose le fave, poiché per ottenere 350 g di pesto, dovete mettere in conto 110 g di pecorino, 110 g di olio di oliva, uno spicchio d’aglio, un po’ di sale grosso, ma soprattutto 1.200 g di fave al lordo dei baccelli. Quando saranno sbucciate, avrete circa 250 g di fave, poi le pelerete e vi rimarranno circa 125 g di fave utili per il pesto.

Ricapitolando, prendete il tritatutto con le vostre fave, aggiungete uno spicchio d’aglio e una presa di sale grosso. Incominciate a tritare. Aggiungete anche una decina di foglioline di menta romana. Quando le fave saranno ridotte in poltiglia, aggiungete l’olio e il pecorino. Amalgamate bene e aggiustate di sale.

Il pesto è pronto.

Fate i tagliolini all’uovo come più volte abbiamo visto: 1 uovo per 100 g di farina. Sale e mescolare. Fare risposare un quarto d’ora. ridurre in sfoglia sottile con la macchina Imperia. Infine, tagliare i tagliolini.

Fate cucinare la vostra pasta in acqua salata. Mettete i tagliolini in un recipiente, condite con il pesto e mescolate con cura, aggiungendo un cucchiaio di acqua di cottura e un filo d’olio.

Impiattate e aggiungete qualche foglia di menta.

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Per la musica, vi dedico questa mia recentissima scoperta. Si tratta di Mo Kolours, cantante e percussionista di origini per metà mauritane. In questo caso vi propongo il primo EP «Drum Talking», dell’anno scorso. Sul suo Bandcamp troverete anche il suo nuovo disco, «Banana Wine». Questo disco miscela soul, dub e numerosi stili elettronici. Come ha sottolineato la rivista inglese FACT Magazine, «The wonderful Mo Kolours laces his loping, hashed-out Madlib-meets-Theo Parrish beat confections with melodies from the folk music of his homeland»,

Buon ascolto!

Pappardelle gialle con bisi e guanciale

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Come ben sappiamo, molte volte in cucina scappano gli avanzi. E infatti ugual sorte è toccata alle pappardelle di granoturco. Così, le ho preparate con un nuovo condimento,forse più semplice, meno elegante, ma altrettanto gustoso.

L’idea è stata quella di unire queste pappardelle gialle con i piselli e pancetta, classico di ogni tavola rustica. In questo caso, con il guanciale, perché è più saporito e buono.

Molto semplice la preparazione. Mentre bolle l’acqua, si fanno lessare dei piselli freschi (magari nel brodo di verdure, se ne avete). Affettate qualche fetta di guanciale e tagliate a listerelle. Mette a soffriggere. Quando il guanciale è croccante aggiungete i piselli ben scolati. Aggiustate di pepe.

La pasta, lo abbiamo guià detto, in 5 minuti si scola. Saltatela nella stessa padella, magari un paio di minuti prima della cottura, aggiungendo un mezzo mestolo di acqua di cottura. Filo d’olio, rosmarino di guarnizione, pronto in tavola 🙂

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E adessso la musica. La JUKBOXR, interessate piccola etichetta americana, ha proposto nell’ultimo anno e mezzo qualche bel nome di musica elettronica raffinata. Qui, l’ultimo EP di Bon Accord. Per i fissati collezionisti, alla cui schierai mi pregio di appartenere, ecco cosa recita a proposito di questo EP solo in versione digitale il Bandcamp dell’etichetta: “The first 50 orders of $6.00 or more will receive the ‘Unknowing’ EP on a strictly limited CD featuring handmade cover artwork. Once sold out, these will not be repressed”. Fate voi…

Risotto al limone

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Ok, oggi si parla di… risotto! Ricetta piuttosto comune, questa. Viene però sempre bene, è facile, è buona.

L’importante è dosare bene gli elementi che la compongono.

Cominciamo dall’inizio.

Tritiamo 2 o 3 rametti di rosmarino (solo le foglie, è ovvio). Grattugiamo la scorza non trattata di un limone e spremiamo il succo del limone intero. Prepariamo del brodo di verdura bello bollente (io, come sa chi mi legge, preferisco farmelo con un po’ di verdura e magari tenerne in frigo una bottiglia sempre pronta, anziché usare il brodo granulare). Tritiamo sottile mezza cipolla bianca.

Ok, adesso una padella larga o la mia pentola di rame con cui mi trovo alla perfezione per i risotti (e non solo). Un abbondante filo d’olio, la cipolla tritata e facciamo soffriggere lentamente a fuoco basso. Quando sarà cucinata (non bruciata), aggiungiamo il riso (140 g per 2 persone sono delle belle razioni).

Facciamo sigillare i chicchi, tostandoli a fuoco medio. Sfumiamo con mezzo bicchiere di vino bianco secco. Poi cominciamo a unire il brodo un mestolo alla volta. Ogni volta, attendiamo che si asciughi prima di mettere il mestolo successivo. In questo caso, alterniamo con il succo di limone. Ovvero, in un secondo pentolino avremo il succo di limone con un po’ di brodo. Quindi alterniamo i 2 brodi.

Tip: il risotto non va salato, ma si sala il brodo. Quindi, regolatevi di conseguenza.

Ora, a metà cottura, aggiungiamo metà del rosmarino tritato. Continuiamo la cottura. In tutto ci vogliono circa 15 minuti. Ma assaggiatelo (sia per il sale sia per il grado di cottura)!

Ok, ecco la fase finale. Aggiungiamo l’altra metà di rosmarino tritato, una noce di burro e un paio di cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato.

Copriamo e lasciamo riposare per circa 5 minuti. Il tempo di sistemare la tavola, mettere piatti, posate, tovagliette, bicchieri e acqua fresca (o vino).

Ora si può servire. Una punta di rosmarino, un po’ di scorza grattugiata di limone e un filo d’olio per completare l’aspetto estetico e aumentare il ritorno aromatico.

In 20 minuti da quando abbiamo cominciato è pronto. Per cui, non diciamo che non abbiamo tempo per farlo 🙂

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E ora la musica. Ieri ho seguito un po’ il Concerto del 1° Maggio. Non sono un fan della musica italiana, ma Capparezza e i Subsonica – che conosco – hanno fatto un bel lavoro sul palco. Per il resto…

Nel pomeriggio, ho sentito gli ospiti americani Young The Giant, che non sono male.

Ecco tutto il disco a disposizione per essere ascoltato. Se poi qualcuno lo vuole comprare, sa come fare.

Pappardelle di granoturco con ragù di branzino e vongole

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Forse non tutti sanno che… basta una farina qualsiasi per fare la pasta! Ed eccola qui, la pasta fatta con la farina di granoturco (quella della polenta), tra l’altro poco raffinata, molto gustosa in virtù della presenza di un alto tasso di fibra e germe. Per 2 ( e ne avanzano), prendete 2 tuorli d’uovo, 120 g di farima bianca 0 (il 60 per cento) e 80 g di farina di granoturco (il 40 per cento). Una presa di sale e impastate. Una volta ottenuta la solita palla di pasta, mettetela a riposare per almeno un quarto d’ora coperta con la pellicola. Con la vecchia Imperia poi si fa il resto: si tira la pasta in sfoglie. Però si taglia a mano per ottenere le pappardelle. Sì, a mano, perché la pasta ottenuta (anche a causa del tipo di farina di granoturco) è molto friabile e difficilmente riuscirà a superare le lame dell’Imperia per le tagliatelle. Quindi, è meglio stare larghi con il coltello. Arrotolate la sfoglia e tagliate a uguale distanza. Srotolate i rotolini e avrete le vostre pappardelle (vedi foto sopra).Image

Passiamo al ragù di pesce. Sfilettate il branzino e tagliate a dadini. Filo d’olio in una padella antiaderente e scottate per 3 minuti. Aggiungete un mezzo bicchiere di vino bianco secco e sfumate. Spegnete e togliete il pesce, tenendo il sughetto da parte.

Fate aprire le vongole come per il classico sauté, mettendole in una padella ampia dotata di coperchio in un filo d’olio e uno spicchio d’aglio. Coprite per qualche minuto e, quando si saranno dischiuse tutte le conchiglie, spegnete. Alcune toglietele dal guscio, mentre le altre lasciatele così. Filtrate il sughetto.

Ora, prendete dei pomodorini datterini e tagliateli a spicchi. Saltateli per qualche minuto nella padella con il sugo del branzino. Se serve, aggiungete dell’olio e un pizzico di sale.

A parte, preparate 6 punte di asparagi verdi, tagliate a circa 7|8 cm. In una padellina con una bella noce di burro, cucinateli per circa 15 minuti.

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Nell’acqua bollente e salata, mettete le vostre pappardelle. In circa 5 minuti sono pronte. Scolatele con attenzione nella padella in cui c’è il sugo delle vongole. Saltate e aggiungete prima il branzino, poi le vongole e infine i pomodori.

Servite e sul piatto ponete 3 punte di asparago a testa.

Super 🙂

Oggi un po’ di musica indie rockettara 🙂 Gruppetti carini e orecchiabili che chissà cosa faranno nella loro vita. Ma intanto ci hanno regalato una bella sequenza di note e voci. Questa è una selezione proposta dalla Hardly Art Records, che ovviamente mi gusta assai 🙂

Let’s rock!

Vellutata di ceci con asparagi verdi e pecorino toscano

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Ogni tanto si infila il post notturno. Ogni tanto capita di essere poco propensi a dormire. Quindi, perché non gettarsi su quello che più mi piace fare, cioè scrivere e cucinare (oltre a tante altre cose, che qui però non contano…)?
Dunque, eccomi alle prese con una ricetta che ho preso dalla Cucina Italiana di aprile. Non posso certo impossessarmi di ciò che non è mio!
Solo qualche modifica. Primo, la fanno con il brodo di carne, e io ho usato un buon brodo vegetale fatto da me (sedano, carota, cipolla, prezzemolo, alloro e un bicchiere di vino bianco secco); secondo, io ho fatto un fondo di farina e olio in cui cucinare la vellutata, che sulla rivista non era indicato. E poi, loro non parlano di che ceci usano, ma dai tempi di cottura si tratta di quelli in scatola…
Io ho usato quelli secchi, presi dal civaiolo di Firenze, se qualcuno lo ricorda. Bene, ma proviamo ad andare con ordine.
Presi 350 g di ceci secchi e messi in ammollo per 6 ore. Messi a cucinare in circa 2 litri di brodo vegetale e con l’aggiunta di un paio di carote tagliate e rondelle e una costa di sedano. Dopo circa mezz’ora, ho frullato il tutto. Da parte, nel frattempo, ho preparato una base con 50 g di olio messo a scaldare in una pentola. Ho aggiunto 50 g di farina e con la frusta ho fatto cucinare per 5 minuti. A quel punto, ho aggiunta la zuppa frullata. L’ho lasciata andare ancora per mezz’ora, aggiungendo del brodo per non farla diventare troppo densa.
Ho preso un mazzo di asparagi verdi, li ho pelati e tagliati per il lungo. Con una padella larga, li ho cucinati in un po’ di olio e un mezzo cucchiaio di brodo per 15 minuti. Alla fine, salati e pepati. Sul tagliere, ho preparato una dadolata con circa 100 g di pecorino toscano (è della giusta consistenza) e ho tagliato a dadi un paio di fette di pane toscano. Quest’ultimo l’ho fatto tostare in padella con un po’ di burro.
Ho assemblato il tutto (la vellutata, il formaggio, il pane e sopra gli asparagi) e la minestra eccola qua!