Vellutata di ceci con asparagi verdi e pecorino toscano

20120425-002621.jpg
Ogni tanto si infila il post notturno. Ogni tanto capita di essere poco propensi a dormire. Quindi, perché non gettarsi su quello che più mi piace fare, cioè scrivere e cucinare (oltre a tante altre cose, che qui però non contano…)?
Dunque, eccomi alle prese con una ricetta che ho preso dalla Cucina Italiana di aprile. Non posso certo impossessarmi di ciò che non è mio!
Solo qualche modifica. Primo, la fanno con il brodo di carne, e io ho usato un buon brodo vegetale fatto da me (sedano, carota, cipolla, prezzemolo, alloro e un bicchiere di vino bianco secco); secondo, io ho fatto un fondo di farina e olio in cui cucinare la vellutata, che sulla rivista non era indicato. E poi, loro non parlano di che ceci usano, ma dai tempi di cottura si tratta di quelli in scatola…
Io ho usato quelli secchi, presi dal civaiolo di Firenze, se qualcuno lo ricorda. Bene, ma proviamo ad andare con ordine.
Presi 350 g di ceci secchi e messi in ammollo per 6 ore. Messi a cucinare in circa 2 litri di brodo vegetale e con l’aggiunta di un paio di carote tagliate e rondelle e una costa di sedano. Dopo circa mezz’ora, ho frullato il tutto. Da parte, nel frattempo, ho preparato una base con 50 g di olio messo a scaldare in una pentola. Ho aggiunto 50 g di farina e con la frusta ho fatto cucinare per 5 minuti. A quel punto, ho aggiunta la zuppa frullata. L’ho lasciata andare ancora per mezz’ora, aggiungendo del brodo per non farla diventare troppo densa.
Ho preso un mazzo di asparagi verdi, li ho pelati e tagliati per il lungo. Con una padella larga, li ho cucinati in un po’ di olio e un mezzo cucchiaio di brodo per 15 minuti. Alla fine, salati e pepati. Sul tagliere, ho preparato una dadolata con circa 100 g di pecorino toscano (è della giusta consistenza) e ho tagliato a dadi un paio di fette di pane toscano. Quest’ultimo l’ho fatto tostare in padella con un po’ di burro.
Ho assemblato il tutto (la vellutata, il formaggio, il pane e sopra gli asparagi) e la minestra eccola qua!

Spaghetti alle acciughe

Image

Non so quanto questa ricetta sia originale o affondi le sue radici nella tradizione meridionale (immagino con varianti). Di fatto, ieri avendo discreto appetito e non avendo nulla di particolare di casa, ho preso uno spicchio d’aglio e l’ho messo in padella con un filo d’olio. ho aggiunto 3|4 acciughe sott’olio e le ho fatte sciogliere a fuoco bassissimo. Ho aggiunto una manciata di pinoli (se volete, li potete anche tritare grossolanamente) e ho fatto andare il tutto. Presa l’acqua e fatta bollire, l’ho salata, ho aggiunto gli spaghetti monograno Felicetti e li ho fatti cucinare in acqua per 6 minuti. Poi li ho tolti e li ho messi nella padella calda, con l’aggiunta di un mezzo mestolo di acqua di cottura. Ho aggiunto un pugno pieno di pane grattugiato (se l’avessi avuta, avrei aggiunto anche un po’ di uvetta sultanina) e ho finito la cottura in padella, aggiungendo acqua di cottura al bisogno. Credetemi, non è la stessa cosa che cucinare la pasta tutta in acqua e poi aggiungerla al condimento. E non è nemmeno difficile. I tempi necessari sono sempre gli stessi.

Quindi, asciugato il fondo, quel po’ di cremosità che rimane è deliziosa. Tolta dal fuoco, messa in piatto, grattugiata di scorza di limone, pronta e mangiata 🙂

La musica, come sempre. Bel pezzo rock di un gruppo che si chiama King Tuff, edito dalla Sub Pop. La canzone è «Bad Thing» e il download è gratuito da Soundcloud. Yeah!

Le challot

Image

La mia amica Anna mi ha proposto questa meravigliosa ricetta per le challot, il pane che si trova sulla tavola apparecchiata per lo shabbat nella tradizione ebraica. «Questo pane è a forma di treccia doppia, in ricordo della doppia razione di manna caduta, per gli ebrei nel deserto, alla vigilia del sabato per evitarne la raccolta nel giorno del riposo. E anche, due come le tavole della legge che gli ebrei accettarono decidendo di rispettarle e diventando così un popolo. La persona più anziana della famiglia raccolta attorno al tavolo, recita la benedizione sul pane prima di spezzarlo con le mani e distribuirne piccole porzioni ai commensali, dando in questo modo inizio al pasto». (tratto da http://www.iloveroma.it/articoli/challot.htm).

Ecco la ricetta.

Ingredieti per 4 challot

1 dado di lievito

200 g di acqua

2 cucchiai di zucchero

1 uovo

600 g di farina

1 pizzico di sale.

Preparazione

Impastare tutto, intrecciare, laccare con uovo sbattuto e chicchi di sesamo. Cottura in forno caldo a 190 °C per circa 20 minuti (io guardo la doratura più che i minuti!).

Sembra anche alla mia portata, per cui ci proverò di sicuro!

Anche qui una canzone, in tema. A suonarla sono i Beirut e la canzone è «A Candle’s Fire»

Beirut – A Candle’s Fire

Uovo in camicia con cicoriette e pane alle noci

Image

Ciao, ciao! Come promesso su Facebook, ecco la banalissima ricetta di questa insalata. Uovo in camicia ( dopo vi dico come si fa), queste belle cicoriette miste verdi e rosse, del pane alle noci e – se lo trovate saporito, un pomodoro costoluto. Tagliare la cicorietta pezzi grossolani e condire con le fette di pomodoro . Per il condimento, io ho fatto una citronette con base di lime (la citronette sarebbe con il limone, ovviamente). Prendete un contenitore richiudibile (un vasetto di vetro, per esempio), spremete un lime (sarà un terzo del condimento), aggiungete olio di oliva (gli altri due terzi), sale e pepe. Chiudete e agitate con forza il vasetto: verrà un’emulsione perfetta da usare sull’insalata. Assaggiatela prima con la punta di un dito: se è di vostro gradimento ok, altrimenti correggete acidità, viscosità, sapidità.

Decorate con del pane alle noci tagliato a cubetti (gentile omaggio di un amico da un panificio bolzanino) e sopra ponete il vostro uovo in camicia.

Dunque, come si fa l’uovo? Si fa bollire dell’acqua in cui si aggiungerà un cucchiaio di aceto. Quando arriva a ebollizione, abbiate l’accortezza di abbassare il gas, così che non faccia bolle. L’uovo (che avrete già sgusciato in una tazza o altro recipiente per essere sicuri che il tuorlo sia integro) lo verserete con un gesto secco e calmo nell’acqua. Cottura in 3 minuti. Non fatevi spaventare se l’albume farà strane forme, se l’uovo va verso il fondo… Quando saranno trascorsi i 3 minuti, raccoglietelo con una schiumarola e – se proprio siete dei perfezionisit – potete tagliare le bave in eccesso dell’albume coagulato con le forbici.

Easy way, or not?

Per la canzoncina della giornata, avevo piazzato sul giradischi l’album «E.S.P.» delle Love Inks.

La canzone è «Blackeye»: Love Inks – Blackeye

Ecco il pezzo forte, note distensive e gradevoli, che ti mettono in pace con il mondo.

Ciaoooo!

I canederli alla trentina ovvero «Direttorissimo, oggi sei carico a pallettoni!»

Image

Oggi WordPress mi vuol male. E quando dice che salvano automaticamente una copia del vostro post, non credetegli, anche perché se fosse vero non sarei qui a riscriverlo…

Comunque, salto tutta la storiella sul telefilm «IT Crowd», che riutilizzerò in un’altra occasione. Vorrei solo ribadire che i canederli sono fatti da mamme e da nonne, ma non da quelli delle nostre generazioni. Forse perché facili? Poco suggestivi? Non lo so. Di certo c’è che io ci ho provato, ottenendo un risultato non disprezzabile.

Come insegnano in Alto Adige, i canederli si prestano a essere arricchiti con formaggio, rape rosse e altre squisitezze.

Come ho ricordato nel titolo del post, i canederli mi fanno venire in mente quello sfottò che si fanno reciprocamente David Parenzo e Giuseppe Cruciani a «La zanzara» su Radio 24, in cui il primo dice al secondo: «Direttorissimo, oggi sei carico a pallettoni!», riutilizzato nei miei confronti da un amico. Ecco, i pallettoni detti canederli!

;

Ingredienti

300 g di pane vecchio

300 ml di latte

4 uova

1 lucanica trentina fresca

½ cipolla

Prezzemolo

Sale

Preparazione

Tagliate il pane a cubettini e lasciatelo in ammollo con il latte tiepido, con le uova, il prezzemolo tritato.

Sgranate la lucanica fresca e soffriggetela appena. Versatela nell’impasto, che nel frattempo avrete già rimestato, per facilitare che il latte ammolli tutto il pane.

Soffriggete la cipolla tritata finemente e aggiungetela all’impasto, che rimesterete ancora.

Aggiungete un abbondante pizzico di sale, rimestando il tutto per bene.

Aggiungete 2 cucchiai di farina, avendo cura di mescolare il tutto.

Dopo un’ora, il vostro impasto sarà pronto.

Fate con le mani delle belle palle e rotolatele nella farina. A me ne sono venute 10, ma erano belle grandi, come potete vedere.

La morte sua, secondo me, rimane il brodo di verdure fresche. Con un po’ di prezzemolo tritato e di parmigiano grattugiato. Se vi sentite più altoatesini, mettete l’erba cipollina.

E, a proposito di zanzara, ecco il brano di uno Zecchino d’Oro di tanti anni fa:

Mozzarella in carrozza con arrosto di tacchino

Image

Ciao a tutti!

Ieri – bontà sua! – un amico ha dato vita a una classica storia all’italiana, di quelle belle, che ci piacciono. C’è un amico dei suoi genitori che è appena tornato dalla Puglia, e tutte le volte porta con sé olio e mozzarelle. Di queste mozzarelle, la mamma ne ha date 8 al mio amico, che da solo non sa neanche cosa farsene. Allora, gentilmente mi omaggia della metà di queste meraviglie. Trovandomi, quindi, con 4 mozzarelle di bufala, voglio subito provarne una, utilizzandola per la mozzarella in carrozza.

La ricetta è classica, e ben poco si può modificare. Ma visto che volevo fare un po’ di “svuota frigo” e mi trovavo una busta di arrosto di tacchino (non chiedetemi PERCHÉ avevo dell’arrosto di tacchino in frigo), ho aggiunto anche questo al ripieno classico. Poi, nell’uovo e latte sbattuti ho messo un po’ di prezzemolo tritato che avevo pronto da un’altra preparazione.

Ordunque, la preparazione è presto detta.

Pane da toast, detto anche in cassetta. Chi è di Trento, può prendere quello del panificio Pulin. Lo fanno per il venerdì e il sabato.

Apro una parentesi. Quando ero bambino, abitavo vicino al laboratorio del panificio, per cui andavo spesso a prendere il pane da loro. Bene, il profumo di quel pane è rimasto nonosotante siano passati troppi anni 🙂 Fine della parentesi.

Bene, tagliate il bordo a 4 fette. Avrete così 2 panini. Riempiteli con una mozzarella tagliata abbastanza spessa, aggiungete due fette di arrosto di tacchino a ogni panino. Tagliate a fazzoletto (a triangolo) e infarinate.

Sbattete un uovo, cui aggiungerete una generosa presa di sale e del pepe macinato. Allungate con mezzo bicchiere di latte. Aggiungete il prezzemolo tritato un po’ grosso.

Bene, cominciate ora a passare i fazzoletti di pane imbottito nell’uovo, cominciando dai fianchi e passando poi ai 2 lati del tramezzino.

Mettete abbondante olio di semi in una padella larga con fondo antiaderente o di ferro. Scaldate bene e poi friggete un paio di minuti per lato (controllate che si dorino per bene).

Se l’olio non copriva il panino, allora abbiate l’accortezza di dare una passata anche ai fianchi.

Il gioco è fatto, la mozzarella in carrozza con l’arrosto di tacchino anche 🙂

Image

Tips: la mozzarella fatela scolare dal suo siero, altrimenti il panino sarà troppo bagnato; quando avete imbevuto i 4 fazzoletti, lasciateli riposare nel piatto con l’uovo sbattuto. Assorbiranno tutto il residuo!