Brisa, Parmigiano e cavolo cappuccio

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La brisa non la concepisco in nessun altro modo. Il porcino, fungo delizioso e alquanto delicato, secondo me può essere mangiato solo crudo. Con moderazione, anche perché – è noto – tutti i funghi, se non cucinati, portano con sé un’alta carica tossica. È visto che noi ai nostri reni ci teniamo… Ovvio, comunque, che ce ne vogliono di brise per farvi stare male!
Ma torniamo al nostro antipasto. Più di stagione di così si muore ( vabbe’, umorismo che non vale una cicca…).
Intanto, andate al mercato e procuratevi un paio di etti di porcini. Basteranno per due persone (e sono abbondanti). Per la pulizia e altre informazioni, fatevi consigliare da chi vi vende qualcosa. Il più delle volte, oltre l’aspetto commerciale, c’è anche da parte loro grande conoscenza e amore per quello che fanno. Non siamo nati per prendere tutto da uno scaffale e basta. Questi piccoli commercianti saranno contenti di condividere con voi le loro conoscenze (tempo permettendo).
Torniamo (e due!) al nostro antipasto.
Prese le brise e pulite dai residui di terra, affettatele sottilmente. Ci sono vari modi. Con l’attrezzo che si usa per i tartufi, per esempio. Ma anche con quel l’oggetto che c’è in tutte le case, usato per affettare sottilmente verdure, patate, ecc. Fate con cautela, mi raccomando, e occhio alle dita!
Prendete del cavolo cappuccio e affettatelo con il coltello o con lo stesso strumento di prima. Quantità a piacere. Prendete ancora lo stesso strumento o uno sbucciapatate e tagliate da un pezzo di Parmigiano Reggiano delle scaglie di formaggio. Quattro o cinque a testa sono più che sufficienti.
Fate una leggera vinagrette con un terzo di aceto di mele, due terzi di olio di oliva, sale e condite il cavolo affettato. Aggiungete un cucchiaio di semi di cumino e mescolate bene. Mettete nel piatto le scaglie di porcino, quelle di grana e al centro un pugnetto di cavolo cappuccio. Spolverata di pepe nero e il gioco è fatto.
Non è che la variazione di un antipasto che si trova spesso, soprattutto dalle nostre parti. Ma non capisco perché nessuno che io abbia visto usa il cavolo, verdura così tipica del nostro territorio. Stranezze incomprensibili!

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Nel mio Soundcloud, ieri ho trovato la nuova raccolta dell’etichetta francese Kitsuné: siamo al numero 14 e al decimo anniversario. Buon compleanno, Kitsuné! Qua sotto per ascoltarlo e qui potete comprare la raccolta direttamente dal loro web shop.

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Le frittelle alle zucchine

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Qualche tempo fa, aggiustando una ricetta molto americana che ho trovato in rete, ho prodotto queste frittelle alle zucchine. Si tratta di un ottimo antipasto, leggero quanto basta, anche se dagli ingredienti magari non si direbbe.
In ogni caso, cominciamo con le dosi per 12 frittelle, 3 a persona.
2 o 3 zucchine grattugiate
60 g di formaggio grattugiato (io faccio metà Parmigiano e metà pecorino)
60 g di farina
3 uova
Mezza cipolla tritata fine
Prezzemolo tritato
Sale
Pepe
Olio extravergine d’oliva

Questa versione è un po’ più italianizzata in confronto a quella americana, che contiene cipolla, cipollotti e aglio. Francamente un po’ troppo…

Le operazioni per preparare le frittelle sono estremamente semplici.
Grattugiate le zucchine con la parte larga della grattugia. Aggiungete la cipolla e il prezzemolo tritati. Grattugiate Parmigiano e pecorino e aggiungete all’impasto insieme alla farina e alle uova. Mescolate il tutto amalgamando per bene. Lasciate riposare per mezz’ora. Aggiustate di sale e di pepe.
Ungete una padella larga e accendete il fuoco vivace. Quando sarà ben calda, versate un cucchiaio grande di composto nella padella. Aiutandovi con una paletta, schiacciate il composto in modo che diventi alto non più di mezzo centimetro e possibilmente circolare.
Cucinate per circa 3 o 4 minuti per lato, finché saranno ben dorate su entrambi i lati.
Poggiatele in un piatto con carta assorbente, per asciugare l’eccesso di olio.
Servitele ancora calde. Saranno apprezzate dai vostri amici!

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Dimenticavo la musica: ecco un bel mixtape che mi è arrivato oggi via email dall’etichetta Sexbeat, realizzato in occasione del prossimo Radfest, che si svolgerà il 19 agosto a Londra.

Qualche info in più per chi fosse interessato:

RADFEST FULL MIXTAPE

Following the announcement of the final acts set to perform at this year’s RADFEST, SEXBEAT and Nudie Jeans Co have compiled a mixtape with some of our favourite tracks from all 15 bands on show. The mixtape will be available for FREE on strictly limited edition coloured cassette for the first 500 advance ticket holders to arrive at the event on Sunday 19 August.

The festival will be held in a secret warehouse complex in Hackney, across three stages with a market including Poster Roast poster exhibition, Kristina Records pop up store, Zine Swap clothes and food stalls as well as outdoor courtyard. Location to be announced via sexbeatlondon.com

Line-Up:
VERONICA FALLS, TRASH TALK, CEREMONY, JACUZZI BOYS, DIIV, FIDLAR, MARIA MINERVA,
EAGULLS, VIRALS, SSS, GABRIEL BRUCE, HOLOGRAMS,
FEAR OF MEN, HALLS, THRONE.

Sunday August 19th | Secret Warehouse Complex, Hackney | 2PM-12AM

Il risotto alla salsiccia di Bra

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È un po’ il riso alla pilota di mantovana tradizione. Ma un po’ no. Anzi, forse del riso alla pilota mantiene solo una certa vaga assonanza e somiglianza estetica. Qui trattasi di vero e proprio risotto nella cottura, con l’aggiunta della salsiccia di Bra sbriciolata e leggermente scottata nella pentola in cui è stata soffritta la cipolla e aggiunto poi il riso per la tostatura. Del risotto abbiamo più volte discusso. quindi, non servirà ripetere dei motivi per cui va fatta una perfetta tostatura dei chicchi. Ecco, va detto magari che il riso alla pilota prevede la cottura del riso in acqua, mentre la salsiccia (la salamella, nella tradizione) va fatta soffriggere in poco burro. Diciamo, piuttosto, che la salsiccia di Bra essendo realizzata con carne di manzo e grasso di maiale è sicuramente più delicata della salamella. Per non sovrastarne l’aroma con il condimento, mi sono limitato a un goccio d’olio che accompagna anche il soffritto di poca cipolla. Sfumato poi nel solito bianco. Ecco, il risotto alla salsiccia di Bra è un risotto con una squisitezza (la salsiccia di Bra, appunto), che non aspira a essere un quasi risotto alla pilota, ma si propone per un risotto nuovo e grazioso nei sapori.

La salsiccia di Bra, che viene prevalentemente mangiata cruda, è un insaccato di estrema delicatezza, per cui, se si vuole rispettarne il sapore, meglio usare nella cottura del risotto un brodo vegetale non troppo forte.

Alla fine, nella mantecatura, un pezzetto di burro e un po’ di Parmigiano grattugiato.

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Music now, for the future!

La Stroll On Records pubblica sul suo Soundcloud un bel mix per l’estate. Ascoltatevelo clap your hands, stamp your feet and shake your booty!

Le mie crepès

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Ciao, cari! Tornano i grandi classici della cucina delle nostre mamme. Io ho sempre adorato le crepès, sia dolci sia salate. E per la seconda versione, le mie preferite sono le classiche, ripiene di spiaci e ricotta, con la salsa di pomodoro e la besciamella.

Qui non c’è molto da spiegare. Questa è una di quelle ricette che ti vengono perché le hai sempre fatte. Le faceva la mamma, tu le hai fatte insieme a lei, ora te le fai ogni volta che ti va.
Facciamo uno sforzo per individuare un po’ di dosi. Queste sono per 8 crespelle.
Prendiamo 2 uova, le mettiamo in un recipiente piuttosto grande e le sbattiamo. Aggiungiamo 150 g di farina 00 setacciata e mescoliamo, evitando i grumi. Aggiungiamo mezzo litro di latte. Poi 2 prese di sale. Mescoliamo bene e lasciamo riposare per 30 minuti.
Prendiamo una padellina con fondo antiaderente. Ci sono in commercio quelle specifiche, che hanno dimensioni e conformazione perfette.
Ungiamo il fondo con un po’ di burro (attenzione, il fondo ha solo un velo di grasso) e, aiutandoci con un mestolino o con un cucchiaio grande, spargiamo sul fondo della padella una buona dose del liquido per le crespelle. Per versare, si parte dal centro verso l’esterno, con un movimento circolare continuo. Dovreste farcela in 3 giri. La crespella non si deve attaccare, si deve cuocere il giusto e va girata una sola volta. Facile, no? Scherzo, non lo è, ma bisogna fare quel po’ di esperienza che fa la differenza.
Le crespelle, una volta fatte, le lasciate da parte, in un piatto, una sopra l’altra.
Per il ripieno. Prendiamo 250 g di ricotta e altrettanti di spinaci. Questi ultimi li cucineremo al vapore, li strizzeremo per bene e li triteremo finemente.
Poi li mescoleremo con la ricotta, a cui aggiungeremo 25 g di Parmigiano Reggiano grattugiato, noce moscata a piacere e un po’ di sale e pepe.
Con un cucchiaio ci aiuteremo a fare dei cannoli con le crespelle ripieni di questo composto.
Per il condimento, faremo una salsa di pomodoro. E qui c’è poco da spiegare. Ognuno la fa a modo suo, compatibilmente con le stagioni e con i pomodori che si trovano. In questi giorni, io prendo i pomodori peretta, li cuocio in una pentola di terracotta con olio e due spicchi d’aglio, quando sono esausti li passo al passaverdura fine e rimetto la salsa ottenuta nella pentola di coccio per un paio d’ore per la seconda fase della cottura. Solo alla fine, a fuoco spento, aggiungo basilico e aggiusto di sale. Ovviamente il tutto avviene a fuoco bassissimo.
Per la besciamella, ricetta classica: 50 g di burro in una pentola. Fatti sciogliere, aggiunti 50 g di farina. Amalgamato il tutto per 5 minuti fate cucinare, aggiungete poi 50 cl di latte. Sempre con la frusta, continuate a mescolare per una mezz’ora, salando e aggiungendo un po’ di noce moscata, se vi aggrada.
In una pirofila, fondo di burro spalmato a crudo, sopra 4 crespelle ripiene, sopra la salsa di pomodoro e poi la besciamella. Secondo strato, ripetere l’operazione. On the top aggiungete del Parmigiano Reggiano grattugiato abbondante. Qualche fiocco di burro e via in forno preriscaldato a 180 °C.
Quando sfornate, fatevi sotto, qualche foglia di basilico, un filo d’olio e il piatto è pronto 🙂

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Per la musica, ecco il brano della settimana. Non è il mio genere. È un pezzo di house prodotto da uno svedese, che secondo me in molti balleranno quest’estate. Ecco il video di AVICII con «Silhouettes». David Guetta docet.

Risotto al limone

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Ok, oggi si parla di… risotto! Ricetta piuttosto comune, questa. Viene però sempre bene, è facile, è buona.

L’importante è dosare bene gli elementi che la compongono.

Cominciamo dall’inizio.

Tritiamo 2 o 3 rametti di rosmarino (solo le foglie, è ovvio). Grattugiamo la scorza non trattata di un limone e spremiamo il succo del limone intero. Prepariamo del brodo di verdura bello bollente (io, come sa chi mi legge, preferisco farmelo con un po’ di verdura e magari tenerne in frigo una bottiglia sempre pronta, anziché usare il brodo granulare). Tritiamo sottile mezza cipolla bianca.

Ok, adesso una padella larga o la mia pentola di rame con cui mi trovo alla perfezione per i risotti (e non solo). Un abbondante filo d’olio, la cipolla tritata e facciamo soffriggere lentamente a fuoco basso. Quando sarà cucinata (non bruciata), aggiungiamo il riso (140 g per 2 persone sono delle belle razioni).

Facciamo sigillare i chicchi, tostandoli a fuoco medio. Sfumiamo con mezzo bicchiere di vino bianco secco. Poi cominciamo a unire il brodo un mestolo alla volta. Ogni volta, attendiamo che si asciughi prima di mettere il mestolo successivo. In questo caso, alterniamo con il succo di limone. Ovvero, in un secondo pentolino avremo il succo di limone con un po’ di brodo. Quindi alterniamo i 2 brodi.

Tip: il risotto non va salato, ma si sala il brodo. Quindi, regolatevi di conseguenza.

Ora, a metà cottura, aggiungiamo metà del rosmarino tritato. Continuiamo la cottura. In tutto ci vogliono circa 15 minuti. Ma assaggiatelo (sia per il sale sia per il grado di cottura)!

Ok, ecco la fase finale. Aggiungiamo l’altra metà di rosmarino tritato, una noce di burro e un paio di cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato.

Copriamo e lasciamo riposare per circa 5 minuti. Il tempo di sistemare la tavola, mettere piatti, posate, tovagliette, bicchieri e acqua fresca (o vino).

Ora si può servire. Una punta di rosmarino, un po’ di scorza grattugiata di limone e un filo d’olio per completare l’aspetto estetico e aumentare il ritorno aromatico.

In 20 minuti da quando abbiamo cominciato è pronto. Per cui, non diciamo che non abbiamo tempo per farlo 🙂

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E ora la musica. Ieri ho seguito un po’ il Concerto del 1° Maggio. Non sono un fan della musica italiana, ma Capparezza e i Subsonica – che conosco – hanno fatto un bel lavoro sul palco. Per il resto…

Nel pomeriggio, ho sentito gli ospiti americani Young The Giant, che non sono male.

Ecco tutto il disco a disposizione per essere ascoltato. Se poi qualcuno lo vuole comprare, sa come fare.

Asparagi verdi con guanciale croccante

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A volte, il pranzo si presenta come uno scoglio. Troppo poco tempo, poca voglia di preparare, poca ispirazione… Così ho pensato a qualcosa di sostanzioso, di stagione, saporito e buono per tutti quelli che hanno 15 minuti per preparare.

Arrivati a casa? Ok, prendete 3 asparagi verdi un po’ grossetti. Preparate una padella con un goccio di olio e una noce di burro (chiarificato è meglio). In un altra padellina mettete 3 fette di guanciale. Più è buono meno puzza, ricordatevelo. Infine, in un pentolino mettete 50 cl di vino bianco e un cucchiaio di zucchero bianco. Accendete sotto il pentolino e lasciate andare. Intanto sbucciate gli asparagi, tagliate il fondo e, appena caldi i condimenti, metteteli in padella. Lasciateli cuocere così, a fuoco vivo, girandoli frequentemente. Quando sono quasi pronti, accendete sotto la padellina con le 3 fette di guanciale. In 1 minuto per lato sarà cotto e croccante.Mettete in un piatto prima le fettine di guanciale, sopra i 3 asparagi, aggiungete qualche scaglia di Parmigiano Reggiano einfine gocciolate con un cucchiaio la riduzione di vino bianco. Dopo circa 10 minuti, infatti, il vino sarà evaporato per 4/5 e lo zucchero lo renderà meno acido e leggermente caramellato.

Adesso avete 3 minuti per sbafarveli e tornare in ufficio. Semplice, no?

Se siete dei ghiottoni, potete aumentare le dosi. I tempi rimangono quelli.

E adesso un po’ di musica contro la banalità. Il polistrumentista americano Julian Lynch ha composto circa un anno fa questo disco, «Terra» (uscito per la Underwater Peoples Records). Antropologo e musicologo, Julian riesce a dare sotanza all’etereo del suono, formando nuovi archetipi che restituiscono vita alle sonorità che fuoriescono dai meandri della storia. Ecco tutto il disco. Abbuffatevi, che ne vale la pena.

Ravioli verdi con rana pescatrice

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Yo, boys & girls! Oggi è il Record Store Day. Musica dappertutto nelle strade di Londra, New York, Los Angeles, e mille altre città nel mondo che aderiscono a questa iniziativa. Oggi è un giorno di felicità per chi ama la musica. E il tempo ci vuole sempre bene. God loves music, probabilmente :)Se non avete un negozio che aderisce al RSD a portata, dedicatevi alla musica. Ascoltatela, scaricatela, amatela, amate con la musica, fate l’amore con la musica. Un pentagramma ci salverà dal ritorno alla brutalità.

E al RSD dedico questo piatto. Meravigliosi tortelli o ravioli verdi con un ripieno a base di rana pescatrice. Il ripieno è il medesimo che trovate qui. D’altronde, se una cosa è buona si può anche replicare, no? Per l’impasto, ho preso 200 g di farina 00 e ho fatto la montagnola classica sul tagliere. Sopra ho versato un impasto composto da 2 uova frullate insieme a 100 g di spinaci lessati e ben strizzati. La quantità di farina necessaria potrebbe aumentare fino a una ventina di grammi, a seconda dell’umidità dell’impasto, della grandezza delle uova, ecc.

I ravioli li ho composti esattamente come quelli di patate: un disco, un cucchiaino di ripieno, spennellata di uovo per sigillare, sovrapposizione del secondo disco, fuoriuscita dell’aria con la pressione delle dita (e chiusura definitiva con i rebbi, i denti della forchetta, per capirci).

Condimento? Io mi sono limitato a prendere quel po’ disugo che avanzava dalla cottura della rana pescatrice, ho aggiunto un po’ di olio, ancora un goccio di vino bianco per esaltare l’acidità e salto finale dei ravioli.

Da leccarsi i baffi!

PS: Con una coda di rospo e l’impasto di cui sopra vengono circa 30 ravioli: una dose per 10 persone!

E torniamo alla musica. Per la giornata odierna, la mia scelta cade su questa raccolta della Sub Pop, intitolata «Terminal Sales Volume 5: Mixed Nuts». Adorabile 🙂