Pollo alla cacciatora con patate in umido e fagiolini

20120928-130502.jpg

Non c’è nulla di più buono che le cose semplici. Una piccola regola, che conviene tener sempre presente. Chi l’ha detto, per esempio, che il pollo è una carne poco degna, poiché povera?
In primo luogo costa poco. Poi è salutare, in quanto poco grassa. Certo, scegliete al meglio. Magari spendete 1 euro in più, ma prendete un pollo che provenga da allevamenti non intensivi. Le carni ne risentiranno in modo positivo.
Veniamo alla ricetta.
Questi fagiolini che ho usato, come già vi avevo detto in una recente ricetta, sono particolari per forma, lunghezza e anche perché non hanno il «filo».
Per i fagiolini abbiamo già detto: bolliti in acqua salata per circa un quarto d’ora. Comunque, assaggiateli per verificare cottura e salatura.
Le patate, tagliate a dadi grossi, le ho cotte direttamente in un sugo di pomodoro. A questo, ho aggiunto un rametto di rosmarino, qualche foglia di salvia e una di alloro. Ho tenuto il sugo allungato con un po’ di brodo per gran parte della cottura. Quando le patate hanno cominciato a mostrare i primi segni di cottura (una forchetta aiuta!), ho smesso di aggiungere brodo, lasciando così che il sugo si «tirasse» bene.
Il pollo, tagliato a quarti, l’ho messo in una padella larga, precedente ben unta con olio e burro e molto calda. Ho aggiunto rosmarino, salvia, alloro e qualche bacca di ginepro schiacciata.
I pezzi di pollo li ho in precedenza cosparsi di sale.
In padella, li ho rosolati per bene su tutti i lati. Poi ho messo tutto in forno a 180 °C per circa mezz’ora. Tolto dal forno, servito con i due contorni e un cucchiaio del sugo della carne.
Ottimo e leggero!

20120928-130419.jpg

Veniamo come di consueto alla musica. Mentre scrivevo questo post, mi stavo ascoltando gli Spectrals. In realtà, è lo pseudonimo di un simpatico ragazzotto dai capelli rossi proveniente dal nord dell’Inghilterra, meglio noto come L (all’anagrafe Louis Jones). Nonostante il nome che ha scelto per proporre la sua musica, non aspettatevi nulla di “spettrale”. In realtà, il suo sound si avvicina più a quello di Lloyd Cole o degli Smiths, tanto per citare qualche esempio noto. Morbido nelle note, gradevole e non banale. Chissà se sta scrivendo ancora della musica: da un anno è sparito dal mio radar…

Annunci

L’arrosto di vitello

Immagine

Oggi mi piacerebbe parlarvi di questo mio arrostino di vitello. Si tratta di un piatto leggero, nutriente e di grande soddisfazione per la tavola e i commensali. Certo, il vitello non è la carne più economica che ci sia, ma cerchiamo di fare qualche strappo alle tasche. Anche perché altrimenti ci rimangono solo pollo, tacchino e maiale…

Torniamo al nostro arrosto. Per la parte di vitello, fatevi consigliare dal vostro macellaio. Evitate il girello, molto magro, ma che rischia di diventare stopposo (va bene per il vitello tonnato, ma non per un arrosto); se ricordo bene, questa era una punta di scamone. Bene, legate con lo spago la vostra carne, infilando sotto la legatura un paio di rametti di rosmarino e qualche foglia di salvia. Massaggiate il pezzo con il sale fino. Mettetelo in padella dai bordi un po’ alti per la rosolatura su tutti i lati con burro, olio e un paio di spicchi di aglio. Sfumate con un bicchiere di vino bianco e poi tutto in forno con delle patate tagliate a tocchi e qualche bicchiere di brodo vegetale.

Cuocete a 180 °C per circa 45 minuti, fino a quando avrà raggiunto la temperatura al cuore di circa 70 °. Per misurare la temperatura, esistono in commercio degli ottimi e pratici termometri per alimenti. Ve la caverete con meno di 15 euro.

Ok, terminata la cottura, tagliate lo spago e lasciate la carne a raffreddare e a riposare in un piatto.

Nel frattempo, innanzitutto filtrate il sughetto rimasto in padella (dopo aver tolto le patate). Lo userete per condire sopra il piatto. Prendete degli asparagi verdi (3 a testa) e tenete solo le punte. Pelateli e metteteli in una padella con del burro a cucinare per circa 10 minuti. Al termine, aggiustate di sale.

Prendete delle carote, pelatele e mettetele in una pentola con acqua bollente salata. Aggiungete un cucchiaio di olio, dei rametti di timo e un cucchiaino di zucchero. Dopo 20 minuti le carote sono pronte e caramellate.

Ora potete servire, mettendo nel piatto qualcuna delle patate, un paio di fette di arrosto dello spessore di mezzo centimetro, una carota e i 3 asparagi. Versate sopra un po’ del sughetto dell’arrosto.

Immagine

Ok, e ora la musica. Qui, la canzone «Sleeping Ute» dei Grizzly Bear, tratta dall’imminente nuovo album.

Il brano è proposto dalla loro casa discografica attraverso un video, anche se non ci sono immagini se non il frame con il nome del gruppo… Mah! In ogni caso, grandissimo pezzo!

Crema di carote (v.01 e v.02)

20120522-115634.jpg
Siamo nella normalità, ma anche la normalità fa bene. Soprattutto quando fuori soffia il vento, scoppia la bufera, la terra trema e – insomma – pare proprio che di normale non ci sia un granché.
Ergo, anche per fare un po’ di “svuota frigo”, vista l’eccedenza di carote causata da un acquisto doppio, ho pensata questa crema. Per variare, eccone 2 versioni in un colpo solo. Le dosi sono per 4.
Presi 600 g di carote sbucciate, lavate e tagliate a pezzetti. Presa una patata grande vecchia di circa 300 g, pelata, lavata e tagliata a tocchi. Presa una cipolla bianca e tagliata a tocchi. Preso un mazzetto di odori (timo, alloro) legati assieme. Presa ua pentola con un litro e mezzo d’acqua e un po’ di sale grosso (poco, perché si aggiusta dopo) oppure brodo di verdure se ne avete in avanzo. Fatto bollire il tutto per circa mezz’ora (la mezz’ora la conto da quando bolle l’acqua, ovviamente).
Frullato il tutto con il mixer.
Versione 1.
Direttamente nella ciotola con mezzo peperoncino tritato, una spruzzata di curry e un filo di olio.
Versione 2.
Presa mezza cipolla bianca, tritata finemente e messa a soffriggere con un pezzo di burro, un cucchiaino di zucchero e un pizzico di sale. Dovrebbe ammorbidirsi, caramellando, senza diventare bruna.
Aggiunta sopra la crema, precedentemente mescolata con della polvere di cannella.
Ovviamente, questa operazione è stata necessaria per fare le 2 versioni. Nel caso della versione 2 soltanto, la cannella in stecca va messa nella pentola dall’inizio della cottura.
Ed ecco fatte le creme di carote. Facili e salutari.
Ciauz da Stefanauz!

20120522-115533.jpg

20120522-115543.jpg

Per l’appuntamento con la musica, vi propongo un gruppo che mi sta a cuore. Si tratta del duo Eternal Summers, che ora ha aggiunto un bassista, diventando a tutti gli effetti un trio. Il brano che ascoltate qui è «Millions», il singolo che anticipa l’uscita del nuovo album «Correct Behavior» che potete acquistare direttamente dalla Kanine Records.

Arista di maiale ripiena di nocciole e spinaci

20120518-123323.jpg
Rieccoci alle prese con un succulento pezzo di carne di maiale. Nella fattispecie, trattasi dell’arista, che è molto versatile, dà grandi soddisfazioni, ma va trattata con cautela, nel senso che la sua cottura, se eccessiva, farà risultare il pezzo di arrosto stopposo e poco gradevole alla masticazione.
Dicevo della versatilità. Troverete decine di varianti per i ripieni dell’arista, ognuno piacevole. Partiamo da un pezzo di arista senz’osso di circa 1 chilo. Io mi sono cimentato con un ripieno di nocciole tritate (30 nocciole), uvetta sultanina (un pugnetto) e un paio d’etti di spinaci cotti al vapore.
Tagliate a libro la vostra arista salatela e pepatela. Poi posizionate su un lato gli spinaci e sopra le nocciole con l’uvetta, che avrete precedentemente passato con il mixer.
Chiudete l’arista e legatela bene con lo spago da cucina. Per chi non avesse dimestichezza con le legature, ci sono in vendita anche delle retine già pronte ed elasticizzate.
Ora, preparate una padella con olio e burro, un paio di spicchi d’aglio tagliati a metà, un paio di rametti di rosmarino, 5 o 6 foglie di salvia, una decina di grani di ginepro schiacciati con la lama del coltello e 3/4 foglie di alloro.
Appena sciolto il burro, mettete dentro la vostra cane e rosolatela bene su tutti i lati.
Finita la rosolatura, mettetela in forno preriscaldato a 180 gradi. Ci vorranno circa 40 minuti per farle raggiungere al cuore 70 gradi.
A quel punto, sfornate l’arista, toglietela dalla pentola, slegatela e lasciatela riposare e raffreddare.
Il sugo prodotto tenetelo da parte in un pentolino, da scaldare prima di servire.
Intanto, fate cucinare delle verdure a piacere. Io mi sono limitato a degli spinaci lessati a vapore e a delle patate novelle cucinate con la buccia.
Potete fare delle carote, del purè, a vostro gusto e piacimento.
Quando la carne sarà fredda, tagliatela con un coltello affilato e dalla lama liscia. Le fette saranno di 1 cm al massimo di larghezza. Attenzione quando arrivate al centro, dove si trova il impiego, perché la fetta tenderà ad aprirsi.
Posizionate nel piatto le verdure, le due fette di carne a testa, e coprite con un paio di cucchiai di salsa. Da leccarsi i baffi!

20120518-123303.jpg

Per la musica, vi propongo questa commovente nuova canzone dei Dirty Projectors, che preannuncia il nuovo album. La canzone in causa si chiama «Gun Has No Trigger».

Filetto di maiale alla Ste

Immagine

Ecco un bel secondo di panza e di sostanza. Pochi fronzoli, ché a noi piacciono le cose muscolari.

Prendete un filetto di maiale ben parato (fatelo fare al vostro macellaio se non siete particolarmente abili con i coltelli e i pezzi di carne).

Tagliatelo a pezzi alti circa 3 dita. Avvolgete intorno delle fette di guanciale e annodate con spago da cucina.

Sbucciate delle patate e bollitele in acqua salata. Quando saranno cotte, ripassatele in un padella, in cui metterete del brodo in cui avrete sciolto dello zafferano, con un po’ di burro. Le patate assumeranno così un bellissimo colore giallo e il caratteristico sapore di questa spezia.

Tagliate delle punte di asparagi verdi (7|8 cm) e sbucciatele. Mettetele in una padellina con un po’ di burro e fateli cucinare per una decina di minuti. Aggiustate di sale e pepe bianco.

Prendete delle carote con il ciuffo, se vi piace, e sbucciatele. Fatele cucinare in una padella con acqua ghiacciata al livello delle carote e, quando sarà asciugata quasi del tutto, mettete del burro e finite la cottura. Aggiustate di sale.

Tagliate a fettine sottili un rapanello o un ravanello, che dir vi piaccia.

Componete così il piatto e … buon appetito!

Immagine

Passiamo alla musica? ma sì, dai! C’è un gruppo, composto da due sorelle, che si chiama 2:54. Non chiedetemi cosa significhi, perché proprio non lo so. Sono londinesi e sembrano in costante ascesa. Io, modestamente, le avevo scoperte quando avevano fatto il loro primo singolo, un paio di anni fa.

Ecco un brano tratto dal loro ultimo singolo, «Creeping».

Brioche di patate con pecorino e rucola

Image

Ciao a tutti! Se uno vuole cimentarsi on le brioche, ma vuole anche fare una cosa diversa dal solito, ottima per del finger food, per esempio, da mettere sul tavolo e chi le vuole se le mangia, ecco queste piccole brioche fatte con un impasto misto di farina e patate (io ci ho messo anche delle vitelotte, note anche come patate viola). Sono più nutrienti e un po’ diverse dalle solite brioche (che comunque meritano il mio rispetto totale!).

Per ottenere circa 24 brioche piccoline ci ho messo 2 patate bianche medie e 3 vitelotte piccole, 500 g di farina 0, 125 g di burro, 1 busta di lievito per torte salate e pizze, 125 g di pecorino sardo stagionato grattugiato, mezzo mazzetto di ricola tritata grossolanamente, un albume di uovo, semi di sesamo, pepe, sale.

Ho preso le patate e le ho fatte bollire in abbondante acqua salata. una volta pronte, le ho schiacciate con lo schiacciapatate in un recipiente. Ho aggiunto la farina, il lievito e il burro morbido e l’ho lavorata, fino a ottenere un composto morbido e omogeneo. A quel punto ho aggiustato la salatura e ho aggiunto il pepe abbondante macinato al momento.

Sul tagliere ho tirato l’impasto abbastanza sottile (3|4 mm), dividendolo in pezzi, per gestirlo meglio.

Ho ottenuto con un coltello dei triangoli isosceli con una base piuttosto stretta e i due lati uguali abbastanza lunghi. Al centro ho messo un po’ del composto di pecorino e rucola mescolati insieme e ho arrotolato, partendo dal lato corto del triangolo, fino ad arrivare alla punta. Messa la brioche su una teglia coperta con la carta da forno l’ho spennellata con l’albume montato e poi ho cosparso con i semi di sesamo.

Ho messo in forno a 200 °C per circa 20|25 minuti.

Brioche pronte da servire appena raffreddate.

Parliamo di musica? Sì, dai, facciamolo 🙂

Chi segue la musica indie saprà che si è appena concluso il primo weekend del festival di Coachella, nel deserto di Indio, in California. Quest’anno, per la prima volta, era anche in streaming attraverso http://www.youtube.com (ci si può arrivare seguendo le news su http://www.pitchfork.com). Uno dei concerti più attesi, dopo quello dei sempreverdi Radiohead, è stato quello di Bon Iver. Qui ve lo propongo in una delle sue canzoni più ispirate, «Holocene». Perché va bene mangiare, ma bisogna nutrire il proprio spirito con la musica migliore 🙂

Ravioli di patate ripieni di rana pescatrice

Image

Giuro, basta. Ultimo raviolo di patate. Altrimenti rischio di essere ostracizzato dai vostri passaggi sul mio blog.

Questo raviolo è fatto con il medesimo impasto degli altri. Il ripieno, però, è a base di rana pescatrice. Allora, per avere il ripieno per 15|16 ravioli, vi servono 150 g di filetto di rana pescatrice, 100 g di ricotta, 1 tuorlo d’uovo, 1 cucchiaio di Parmigiano Reggiano, scorza di limone, 5|6 fili di erba cipollina, sale, pepe. Per concludere il piatto, procuratevi anche la vescica contenente il nero di 1 seppia.

Prendete il filetto (già pulito dalla pelle) della rana pescatrice e tagliatelo a cubetti. In una padella antiaderente con un filo d’olio fate rosolare il pesce per un paio di minuti. Appena scomparse le tracce di rosa, aggiungete un mezzo bicchiere di vino bianco e sfumate velocemente. togliete il pesce (lasciando il sugo da parte) e tritatelo grossolanamente. In una ciotola, mettete il pesce tritato, la ricotta, il limone grattugiato, il cucchiaio di Parmigiano e il tuorlo d’uovo. Mescolate bene, facendo diventare l’impasto uniforme. Aggiustate con pepe e sale.

Ora potete con un cucchiaino riempire i ravioli.

Cuoceteli e ripassateli nella padella contenente il sugo della rana pescatrice addizionato di un po’ di olio. Servite nel piatto, lucidando con un filo di burro alle noci (per farlo, tritate e unite nel mixer una parte di noci e due di burro, per esempio 10 g di noci ogni 20 g di burro).

Decorate con una pennellata di nero di seppia sul fondo del piatto (naturale, non confezionato!), una grattugiata di scorza di limone e qualche filo di erba cipollina sui ravioli.

Nella foto, mi sono dimenticato dell’erba cipollina. Ho mangiato i ravioli e mi sono trovato con l’erba cipollina messa da parte… Cose che capitano 🙂

Arriviamo alla musica. Vi ho parlato poco tempo fa della band inglese Yuck. In questo caso, vi faccio sentire Oupa, che altro non è che il side project di Daniel Blumberg, voce e chitarra degli Yuck. L’ex leader dei  Cajun Dance Party (per chi se li ricorda) dà sfogo con Oupa alla sua vena intimista, suonando al pianoforte delicatissime ballate. Qui lo troviamo al fianco di Tony Crow dei celebri Lambchop per suonare una cover di Porcelain Raft (nome d’arte, come saprete, di Mauro Remiddi). Insomma, una tripletta niente male!

Il brano per Oupa e Tony Crow è «Backwords». Buon ascolto 🙂