Uovo in camicia con cicoriette e pane alle noci

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Ciao, ciao! Come promesso su Facebook, ecco la banalissima ricetta di questa insalata. Uovo in camicia ( dopo vi dico come si fa), queste belle cicoriette miste verdi e rosse, del pane alle noci e – se lo trovate saporito, un pomodoro costoluto. Tagliare la cicorietta pezzi grossolani e condire con le fette di pomodoro . Per il condimento, io ho fatto una citronette con base di lime (la citronette sarebbe con il limone, ovviamente). Prendete un contenitore richiudibile (un vasetto di vetro, per esempio), spremete un lime (sarà un terzo del condimento), aggiungete olio di oliva (gli altri due terzi), sale e pepe. Chiudete e agitate con forza il vasetto: verrà un’emulsione perfetta da usare sull’insalata. Assaggiatela prima con la punta di un dito: se è di vostro gradimento ok, altrimenti correggete acidità, viscosità, sapidità.

Decorate con del pane alle noci tagliato a cubetti (gentile omaggio di un amico da un panificio bolzanino) e sopra ponete il vostro uovo in camicia.

Dunque, come si fa l’uovo? Si fa bollire dell’acqua in cui si aggiungerà un cucchiaio di aceto. Quando arriva a ebollizione, abbiate l’accortezza di abbassare il gas, così che non faccia bolle. L’uovo (che avrete già sgusciato in una tazza o altro recipiente per essere sicuri che il tuorlo sia integro) lo verserete con un gesto secco e calmo nell’acqua. Cottura in 3 minuti. Non fatevi spaventare se l’albume farà strane forme, se l’uovo va verso il fondo… Quando saranno trascorsi i 3 minuti, raccoglietelo con una schiumarola e – se proprio siete dei perfezionisit – potete tagliare le bave in eccesso dell’albume coagulato con le forbici.

Easy way, or not?

Per la canzoncina della giornata, avevo piazzato sul giradischi l’album «E.S.P.» delle Love Inks.

La canzone è «Blackeye»: Love Inks – Blackeye

Ecco il pezzo forte, note distensive e gradevoli, che ti mettono in pace con il mondo.

Ciaoooo!

Spaghetti all’amatriciana

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Cari miei, tornare alle buone, vecchie tradizioni della cucina italiana, senza fronzoli, muscolare, fa bene. Allo stomaco – vista la soddisfazione che ne riceve – e alla mente, poiché ti permette di rimettere la palla al centro. Recuperato formaggio e guanciale, in quantità e qualità idonee, il gioco è presto fatto.

Le porzioni sono da 2 abbondanti o da 3 un po’ più misurate.

Tagliate il guanciale a striscioline non troppo sottili e a tocchi un po’ grandicelli (circa 100 g). Fatelo soffriggere, finché scioglie un poco il suo grasso, diventando trasparente e senza diventare croccante.

Nel grasso prodotto, far soffriggere una mezza cipolla gialla tritata grossolanamente, fino a farla dorare. A quel punto, buttate i 500 g di pomodori pelati (ahimè, nella stagione buona si usano esclusivamente i pomodori freschi San Marzano, ma adesso ci si arrangia) e un bel peperoncino. Fate restringere il sugo. Quando è a metà cottura, rimettete il guanciale che avevate messo da parte. Fate finire la cottura del sugo, aggiustando di sale.

Cuocete la pasta (io ho usato spaghetti di un noto produttore di Gragnano) in abbondante acqua salata. Sarò ripetitivo, ma ci tengo, affinché io possa smettere di vedere in molte case pentolini con poca acqua e tanta pasta.

Gli spaghetti saranno pronti solo una volta che, scolati, messi nella padella del sugo e ben mescolati, saranno serviti con un’abbondante spolverata di pecorino romano stagionato (non quello troppo fresco che trovate al supermercato, troppo salato e non adatto).

La ricetta classica prevederebbe i bucatini, ma – se devo essere sincero – la trovo una pasta troppo scomoda: non si lega sulla forchetta e schizza dappertutto…

In coda, la canzone. È un ragazzo italiano, che sta riscuotendo un crescente successo a livello internazionale nei circuiti indie. Si chiama Mauro Remiddi, in arte Porcelain Raft, ed è originario di Roma.

Prendetevi questa song:

Porcelain Raft – Unless You Speak From Your Heart