Brioche di patate con pecorino e rucola

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Ciao a tutti! Se uno vuole cimentarsi on le brioche, ma vuole anche fare una cosa diversa dal solito, ottima per del finger food, per esempio, da mettere sul tavolo e chi le vuole se le mangia, ecco queste piccole brioche fatte con un impasto misto di farina e patate (io ci ho messo anche delle vitelotte, note anche come patate viola). Sono più nutrienti e un po’ diverse dalle solite brioche (che comunque meritano il mio rispetto totale!).

Per ottenere circa 24 brioche piccoline ci ho messo 2 patate bianche medie e 3 vitelotte piccole, 500 g di farina 0, 125 g di burro, 1 busta di lievito per torte salate e pizze, 125 g di pecorino sardo stagionato grattugiato, mezzo mazzetto di ricola tritata grossolanamente, un albume di uovo, semi di sesamo, pepe, sale.

Ho preso le patate e le ho fatte bollire in abbondante acqua salata. una volta pronte, le ho schiacciate con lo schiacciapatate in un recipiente. Ho aggiunto la farina, il lievito e il burro morbido e l’ho lavorata, fino a ottenere un composto morbido e omogeneo. A quel punto ho aggiustato la salatura e ho aggiunto il pepe abbondante macinato al momento.

Sul tagliere ho tirato l’impasto abbastanza sottile (3|4 mm), dividendolo in pezzi, per gestirlo meglio.

Ho ottenuto con un coltello dei triangoli isosceli con una base piuttosto stretta e i due lati uguali abbastanza lunghi. Al centro ho messo un po’ del composto di pecorino e rucola mescolati insieme e ho arrotolato, partendo dal lato corto del triangolo, fino ad arrivare alla punta. Messa la brioche su una teglia coperta con la carta da forno l’ho spennellata con l’albume montato e poi ho cosparso con i semi di sesamo.

Ho messo in forno a 200 °C per circa 20|25 minuti.

Brioche pronte da servire appena raffreddate.

Parliamo di musica? Sì, dai, facciamolo 🙂

Chi segue la musica indie saprà che si è appena concluso il primo weekend del festival di Coachella, nel deserto di Indio, in California. Quest’anno, per la prima volta, era anche in streaming attraverso http://www.youtube.com (ci si può arrivare seguendo le news su http://www.pitchfork.com). Uno dei concerti più attesi, dopo quello dei sempreverdi Radiohead, è stato quello di Bon Iver. Qui ve lo propongo in una delle sue canzoni più ispirate, «Holocene». Perché va bene mangiare, ma bisogna nutrire il proprio spirito con la musica migliore 🙂

Trancio di salmone con purè viola e pomodorini

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Eccoci qui a confrontarci con un classico pesce, buono in tutti i modi, nutriente, goloso.

Oggi mi sono dotato del mio trancetto di filetto di salmone. L’ho sciaquato sotto l’acqua corrente, l’ho asciugato con della carta assorbente. Ho tolto le spine con una pinzetta (potete verificare se ne sono rimaste passando con il palmo della mano la carne del pesce).

Ho girato il trancio e ho praticato alcune incisioni nella pelle del salmone, tenendola ttesa come se dovessi darle un pizzicotto. Nelle incisioni ho messo del sale.

Nel frattempo, ho messo sul fuoco una padella con abbondante acqua salata e 250 g di patate viola (le nostre vitelotte). Una volta lesssate, le ho schiacciate con lo schiacciapatate, ho aggiunto un mezzo bicchiere di latte e 20 g di burro. Messo sul fuoco il tutto, ho amalgamato per bene, fino a ottenere il purè.

A quel punto, nel forno preriscaldato a 220 °C, ho steso sulla placca un grappolo di datterini.

Ok, adesso possiamo partire con la cottura del salmone.

Ho preso una padella con il fondo antiaderente, l’ho unta per bene e l’ho fatta scaldare. A quel punto, ho appoggiato aiutandomi con una paletta il pesce dalla parte della pelle nell’olio bollente. Ora, non chiedetemi quanto deve cucinare. Si vede a occhio. È facile: osservando il filetto di salmone sul lato si vedrà quando sarà arrivato a tre quarti della cottura. Solo allora andrà girato (mi raccomando: si gira una volta sola!). Abbiate l’accortezza di farlo finire di cucinare sull’altro lato per un paio di minuti, tenendo la padella inclinata e la parte più alta del filetto a contatto con il bordo della padella: questo perché – come forse appare ovvio – è la parte più alta e che necessita di maggior calore.

Ok, a quel punto il salmone è pronto. Spegnete il fuoco e giratelo con la pelle a contatto con la padella ancora calda.

Cominciate a preparare il piatto. Un po’ di purè viola al centro, il grappolo di datterini da una parte e a quel punto poggiate il salmone sopra il purè.

Un filo di olio a condire e una spruzzata di fior di sale sui datterini.

Buono, semplice e nutriente 🙂

Passiamo alla canzone. Qualche tempo fa, ho avuto l’occasione di conoscere per email un simpatico ragazzo greco, che vive a Milano. Ci siamo scambiati della corrispondenza e lui mi ha fatto conoscere la sua produzione musicale. Il suo nome d’arte è Larry Gus. Io vi propongo il disco «24 Beats (July ’11)». I brani sono singolarmente piuttosto brevi, per cui forse è meglio apprezzare il lavoro nel suo complesso.

Buon ascolto!

Tortino di polenta e purè viola con carciofi e finocchi

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Ciao, ragazzi!

No, non preoccupatevi, non sono diventato vegetariano. Ho fatto solo una «svisata», per sperimentare qualche suggestione ricevuta dai tortini (chi ha letto l’ultimo numero della «Cucina italiana» sa di cosa parlo).

Ordunque, avendo a casa della farina per polenta eccellente (Molino Pellegrini di Riva del Garda) e ancora un po’ di vitelotte (le patate viola), le ho messe insieme a due verdure di stagione che adoro: i carciofi e i finocchi. E questo è il risultato. Un tortino che va bene da solo (si potrebbe servire con una fonduta di formaggio saporito) o anche da solo come antipasto. Fate vobis, dicevano i latini.

Andiamo al dunque.

Ingredienti per 4 tortini di 10 cm di diametro

250 g di farina di mais

350 g di patate vitelotte

0,5 dl di latte

10 g di parmigiano reggiano

1 finocchio

1 carciofo

1 tuorlo d’uovo

½ cipolla gialla

50 + 30 g di burro

brodo vegetale

sale

Preparazione

Per la polenta, mettete a bollire un litro d’acqua fredda, salata come dovrà essere alla fine. Al bollore, aggiungete a pioggia la farina di mais, mescolate spesso e lasciate cucinare per 45 minuti.

Per il purè, lessate in abbondante acqua salata le vitelotte. quando saranno cotte, schiacciatele ottenendo una purea. Aggiungete poco latte e 30 g di burro. Riscaldate e mescolate. Otterrete un impasto omogeneo ed elastico.

Tritate grossolanamente una mezza cipolla gialla e mettetela a soffriggere in 50 g di burro. Tagliate il finocchio a fette grosse. Quando la cipolla sarà appena dorata, aggiungete il finocchio e coprite di brodo vegetale. Quando prenderà il bollore, coprite la padella con un coperchio e lasciate cucinare per 10 minuti. A qualche minuto dal termine, aggiustate di sale.

Togliete i finocchi e ripetete l’operazione con i carciofi, anch’essi tagliati a fette per il lungo. Abbiate l’accortezza di aggiungere del brodo. I carciofi saranno cotti dopo circa 15 minuti. Verificate la salatura.

Aiutandovi con un coppapasta da 10 cm di diametro, preparate dei dischi di polenta tirata sottile (per tirarla, mettetela tra due strati di carta da forno e passatela con il mattarello). Con il purè di vitelotte fate lo stesso.

Tritate i finocchi e i carciofi, tenendoli separati. Sbattete un tuorlo d’uovo con 10 g di parmigiano reggiano, così diventerà una bella crema densa.

Ora siete pronti per montare il tortino.

Passate con il burro e poi con il pane grattato l’interno del coppapasta per facilitare l’estrazione del tortino cotto. Inserite prima un disco di polenta, che coprirete con una spennellata abbondante di tuorlo con il parmigiano. Poi il trito di finocchi. Poi il disco di purè, poi i carciofi, poi l’altro disco di polenta. Cospargete di parmigiano.

Mettete in forno preriscaldato a 190 °C per 15 minuti. E il gioco è fatto.

Bon appetit!

Passiamo alle note. Ecco la canzone degli Outfit «Dashing In Passing», in uscita per i tipi di The Sounds Of Sweet Nothing, giovane ma promettente etichetta londinese. Buon ascolto 🙂

Gnocchi viola

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A un amico dovevo un episodio raccontato in «IT Crowd», geniale telefilm britannico, che racconta di due nerd del servizio di information technology di un'azienda e della loro capa, che di IT non sa proprio nulla.

Ecco il racconto.

L'azienda nomina periodicamente il «dipendente del mese». Un modo pomposo per fare «gruppo», secondo logiche manageriali alquanto discutibili. Comunque, succede che tocchi anche alla capa dei due nerd. Lei, orgogliosa della cosa, pensa di swcrivere un discorso da tenere davanti al top management aziendale. Dopo essersi alambiccata per ore su cosa scrivere (scrivendo su un foglio bianco prima «Hi!», poi «Hello!», ecc.) prende la decisione di farsi aiutare dai due. Questi trovano così l'occasione eccellente per prendere in giro la capa. Le propongono di fare un colpo da maestro: portare ai manager «la internet», e - così dicendo - le consegnano come fosse l'Arca dell'alleanza, una scatola nera con una lucetta lampeggiante sopra. Lei va in estasi. Convinta di fare un colpaccio si presenta nella sala riunioni. Comincia il discorsetto e poi... zac! Tira fuori «la internet». I due nerd, che se ne stanno in fondo alla sala, si stanno aspettando le grasse risate dei dirigenti. Ma, con stupore dei due, non succede nulla. Anzi! Tutti si accalcano attorno alla ragazza per vedere e toccare da vicino "la internet". «Attenzione - ammonisce lei -, se dovesse cadere, il mondo come lo conosciamo oggi verrebbe distrutto!». Neanche a dirlo, il boss dell'azienda, che stava correndo dietro a una pollastrella (come le identifica lui), dal corridoio sfondo la parete di carton gesso della sala, piomba all'interno, «la internet» cade a terra...

Veniamo adesso alla ricetta.

Dopo aver scoperto (io, ovviamente) le patate vitelotte, ieri ho fatto gli gnocchi. Avrei voluto accompagnarli con dei frutti di mare, delle conchiglie (che ne so, delle vongoline, per esempio), ma bisogna anche fare i conti con quello che si trova di freschissimo in giro. Quindi, Per il primo giro, mi sono limitato a farli al burro fuso con salvia. Ve li propongo comunuqe, perché queste patate sono davvero particolari (cromaticamente), ma anche buone e con belle proprietà organolettiche. Sono ricche di antiossidanti, per cominciare, hanno proprietà antitumorali, non contengono glutine (può essere importante!) ed erano le preferite di Alexander Dumas (padre).

Bene, vediamo le dosi per 4 persone. Prendete 500 g di patate vitelotte, bollitele in abbondante acqua salata. Io le ho bollite con la buccia, una volta cotte, le ho tagliate a metà e le ho schiacciate così, con lo schiacciapatate. Assaggiate e in caso aggiustate di sale.

Versate su un tagliere le patate schiacciate e aggiungete 150 g di farina bianca. Mescolate con un uovo e un tuorlo. Impastate per bene il tutto. Prendete dei pezzi di impasto e fateli rotolare sul tagliere, così da ottenere dei serpentelli di patata, compatti e regolari.

Tagliate a pezzetti di circa un paio di centimetri. Segnate con i denti di una forchetta. I vostri gnocchi sono pronti.

Per la cottura: fate bollire abbondante acqua salata. Al bollore, versate gli gnocchi nella pentola e raccoglieteli con una schiumarola appena vengono a galla. Possono essere conditi in un'unica padella con del burro fuso precedentemente con qualche foglia di salvia.

Ecco la nuova canzone di Gorillaz/James Murphy/André 3000: «DoYaThing».