Risotto al limone

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Ok, oggi si parla di… risotto! Ricetta piuttosto comune, questa. Viene però sempre bene, è facile, è buona.

L’importante è dosare bene gli elementi che la compongono.

Cominciamo dall’inizio.

Tritiamo 2 o 3 rametti di rosmarino (solo le foglie, è ovvio). Grattugiamo la scorza non trattata di un limone e spremiamo il succo del limone intero. Prepariamo del brodo di verdura bello bollente (io, come sa chi mi legge, preferisco farmelo con un po’ di verdura e magari tenerne in frigo una bottiglia sempre pronta, anziché usare il brodo granulare). Tritiamo sottile mezza cipolla bianca.

Ok, adesso una padella larga o la mia pentola di rame con cui mi trovo alla perfezione per i risotti (e non solo). Un abbondante filo d’olio, la cipolla tritata e facciamo soffriggere lentamente a fuoco basso. Quando sarà cucinata (non bruciata), aggiungiamo il riso (140 g per 2 persone sono delle belle razioni).

Facciamo sigillare i chicchi, tostandoli a fuoco medio. Sfumiamo con mezzo bicchiere di vino bianco secco. Poi cominciamo a unire il brodo un mestolo alla volta. Ogni volta, attendiamo che si asciughi prima di mettere il mestolo successivo. In questo caso, alterniamo con il succo di limone. Ovvero, in un secondo pentolino avremo il succo di limone con un po’ di brodo. Quindi alterniamo i 2 brodi.

Tip: il risotto non va salato, ma si sala il brodo. Quindi, regolatevi di conseguenza.

Ora, a metà cottura, aggiungiamo metà del rosmarino tritato. Continuiamo la cottura. In tutto ci vogliono circa 15 minuti. Ma assaggiatelo (sia per il sale sia per il grado di cottura)!

Ok, ecco la fase finale. Aggiungiamo l’altra metà di rosmarino tritato, una noce di burro e un paio di cucchiai di Parmigiano Reggiano grattugiato.

Copriamo e lasciamo riposare per circa 5 minuti. Il tempo di sistemare la tavola, mettere piatti, posate, tovagliette, bicchieri e acqua fresca (o vino).

Ora si può servire. Una punta di rosmarino, un po’ di scorza grattugiata di limone e un filo d’olio per completare l’aspetto estetico e aumentare il ritorno aromatico.

In 20 minuti da quando abbiamo cominciato è pronto. Per cui, non diciamo che non abbiamo tempo per farlo 🙂

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E ora la musica. Ieri ho seguito un po’ il Concerto del 1° Maggio. Non sono un fan della musica italiana, ma Capparezza e i Subsonica – che conosco – hanno fatto un bel lavoro sul palco. Per il resto…

Nel pomeriggio, ho sentito gli ospiti americani Young The Giant, che non sono male.

Ecco tutto il disco a disposizione per essere ascoltato. Se poi qualcuno lo vuole comprare, sa come fare.

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Come fare le patatine (chips) perfette

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Per una serie di motivi che non vi spiego per non annoiarvi, in questi giorni non avrò gran tempo da dedicare al blog. Per cui, anche oggi, vi lascio con una ricetta banalissima. Ma si tratta della ricetta «perfetta» 🙂 Questo, quindi, dovrebbe compensare la semplicità della proposta. Stiamo parlando delle patatine fritte.Ora, andrebbe fatta la distinzione tra le pomme parisienne, le patatine a fiammifero, a bastoncino, chi più ne ha più ne metta. qui mi limito alle classiche chips. Quelle che tradizionalmente sono nei sacchetti. Dopo svariate azioni di benchmarking, quindi dopo una comparazione effettuata nel tempo e con attenzione, sono arrivato alla comnclusione che in generale le chips nel sacchetto sono care e fanno schifo. Tanto studio per dire questo, direte voi? Be’, ci ho voluto mettere il naso, ecco. Dunque, a parte un paio di esempi che io reputo ottimi per delle patatine industriali (nomi solo in privato, altrimenti mi accusano di fare pubblicità), la maggior parte – per quel che mi riguarda – può rimanere dov’è. Con molto, ma molto meno in termini economici, e con grande, ma davvero grande soddisfazione personale, ve le potete fare a casa. Saranno simply perfect!

Allora, innanzitutto dotatevi di patate bianche vecchie. Le patate a pasta gialla sono pessime per il gusto. Dotatevi di una mandolina e di uno sbucciapatate, di un po’ di aceto, di olio di semi di girasole, di sale e via!

Sbucciate le patate e affettatele con la mandolina. Lasciatele per qualche ora affettate in un recipiente pieno di acqua fredda (che copra le patate) e con l’aggiunta di un mezzo bicchiere di aceto bianco.

Toglietele e risciacquatele. Poggiate le fettine su un canovaccio e asciugatele bene (ma bene!) una per una. Mettete a scaldare in una pentola dell’olio di semi di girasole. Quando avrà raggiunto i 180 °C (regolatevi provando con una patata se è pronto) mettete un po’ delle chips nell’olio. Con una ramina tenete mescolate le patate e – se del caso – giratele. Appena dorate, toglietele e mettetele in un recipiente con la carta assorbente, così da togliere il residuo di olio. Mettetele poi in un sacchetto (io ho preso quello di carta marroncina) e aggiungete una generosa presa di sale. Scuotete bene e… buona sgranocchiata!

PS: visto che sono come San Tommaso, per ulteriore verifica sto provando a fare le chips di due diversi spessori, uno a velo e uno intermedio. Vi farò sapere quale sarà risultato il migliore 🙂

Arriviamo alla musica. Questa mattina, mi sono ascoltato il «Solstice Mix II» dei Young Magic. Si tratta di 3 ore e passa di bellissima musica, con inlfuenze arabeggianti, jazzy, soul, blues e altro ancora. Raffinatezza vera, ragazzi miei! Si tratta (nota originale) di: «40 songs that will take you on a journey from Istanbul to Indonesia, Brazil to Addis Ababa, sounds to shake your subconscious and get your limbs dancing». qui sotto il link per ascoltare il mixtape. Se lo volete scaricare, andate qui. E poi non dite che non vi voglio bene 🙂

PPS: come promesso, ho effettuato il benchmarking. E come potrete verificare dalle foto, in assoluto il taglio medio è il migliore.

PPS1: il nero che vedete nella prima foto altro non è che sale nero delle Hawaii. Tanto effetto cromatico, nessun valore aggiunto di gusto (in questo caso).